Quest'opera di Alessandro Biancalana sulla Manifattura di Doccia è stata parzialmente finanziata e progettata con l'autore (attraverso l'omonima Fondazione) dal Museo della Ceramica di Montelupo.
L'indubbia importanza di questo lavoro, che, grazie anche ad un ampio ricorso alla documentazione inedita, viene considerevolmente ad approfondire la conoscenza del le vicende storiche dell'impresa avviata da Carlo Ginori, non poteva non trovare sostegno e riscontro nella programmazione di questo museo, che sin dai suoi esordi ha perseguito l'obbiettivo di contribuire fattivamente alla ricerca ed alla valorizzazione culturale della storia della ceramica della Toscana.
Oltre alla consapevolezza dell'importanza di una così ampia ed esauriente ricerca, altre ragioni hanno però favorito il coinvolgimento nell'impresa della nostra istituzione. La prima tra queste è senza dubbio quella di un doveroso tributo all'operato del Museo di Doccia e della sua dirigenza, che, anche in tempi difficili, ha saputo e sa mantenere e promuovere al meglio il tesoro rappresentato da quella tradizione. Non va poi dimenticato che la rinascita della ceramica di qualità a Montelupo è intimamente connessa con il trasferimento della famiglia Fanciullacci-una vera "costola" della manifattura ginoriana -a Capraia Fiorentina, e poi (1913) nella nuova fabbrica del centro valdarnese, sull'altra sponda dell'Arno. Senza questo avvenimento la storia di Montelupo sarebbe stata indubbiamente diversa, anche sotto il profilo meramente industriale: è infatti proprio sulla base dell'esperienza dei Fanciullacci che qui è venuta sviluppandosi quella produzione chimica d'eccellenza (impasti, smalti e colori) che ha portato il nome di Montelupo in tutto il mondo.
A queste ragioni sostanziali che ci hanno spinto a sopportare il "gran lavoro" dell'amico Biancalana (e della sua gentile ed infaticabile consorte, alla quale si deve il reperi mento di gran parte della documentazione scritta), si unisce il piacere di collaborare ancora una volta con Mauro Pagliai, un uomo che sa ancora provare le emozioni del vero editore, e dei suoi impeccabili collaboratori che operano in Polistampa.
Fausto Berti